<<
   
 

info: segreteria@diacounseling.it

 
   

Scuola di Cura di sé - Counseling Integrativo - Psicoanalitico-Filosofico-Artistico

 

ORIENTAMENTO

La Scuola di Counseling della Dià è orientata allo sviluppo delle capacità di cura di sé che sono competenza di ogni essere umano. Il counselor integrativo, basando il suo operato sulla capacità di autoregolazione del processo di cura, propriamente non cura ma cerca di favorire lo sviluppo delle capacità di cura proprie di ognuno. A differenza del medico o dello psicoterapeuta il counselor non si occupa di malattie o disturbi né risolve problemi ma cura la capacità di prendersi cura di sé, dedicandosi interamente al compito di risvegliare, attivare, formare, nutrire le capacità presenti in ogni essere umano.

 

Definizione di counseling

Il counseling come scienza e arte della cura di sé

Counseling e Psicoanalisi

Counseling e Filosofia

Counseling e Arte

Obiettivi

 

Definizione di counseling

La definizione di counseling è problematica;è stato detto che ci sono tante definizioni di counseling quanti sono i counselor – esattamente come per la psicoanalisi. La questione più rilevante è: qual è la differenza tra counseling e psicoterapia?

La psicoterapia sarebbe un ramo della psichiatria, una disciplina medica per la cura dei disturbi psicologici, mentre il counseling sarebbe una disciplina umanistica, basata sul dialogo e la relazione interpersonale che ha come obiettivo l’attivazione delle risorse di autocura. In realtà questa contrapposizione oggi non tiene più. O piuttosto si è spostata all’interno del campo psicoterapeutico, dove è in atto uno scontro abbastanza vivace tra coloro che intendono la psicoterapia come una disciplina di tipo medico, basata su diagnosi e somministrazione di procedure empiricamente validate, e coloro che al contrario hanno una visione più umanistica e dialogica. Sicché si potrebbe dire che il counselor è un terapeuta di tipo umanistico. Oppure un terapeuta che si occupa di persone non troppo malate – nel senso che persone del tutto sane probabilmente non esistono. Meglio ancora, un terapeuta che mette l’accento sullo sviluppo del potenziale personale, piuttosto che sulla cura delle malattie. La differenza più significativa, poi, si potrebbe trovare in riferimento alla cura di sé: mentre la terapia dello psicoterapeuta finisce quando il paziente è guarito dai suoi disturbi o almeno sufficientemente migliorato, il counselor si occupa di cura di sé, e la sua terapia finisce quando il suo cliente ha imparato a sufficienza a prendersi cura di sé nella rete dei suoi rapporti, processo che continuerà tutta la vita. Nemmeno questa distinzione, peraltro, è risolutiva, perché questa definizione di counseling è vicina al modo di lavorare di non pochi psicoterapeuti.  In sintesi: il counseling è più vicino al polo umanistico della terapia che al polo medico, al disagio esistenziale che alla patologia franca, allo sviluppo del potenziale umano piuttosto che alla cura dei disturbi. Si tratta in ogni modo di due pratiche che non hanno un’identità ben distinta: ci sono molte forme di psicoterapia e molte forme di counseling, ci sono forme di psicoterapia che assomigliano di più a certe forme di counseling che ad altre di psicoterapia. Però in generale la distinzione detta sopra tiene, per cui si può dire che mediamente il counseling è qualcosa di meno della psicoterapia (perché non si fa carico direttamente di disturbi da curare), ma anche qualcosa di più (perché privilegia la formazione e lo sviluppo del potenziale umano).

Il counseling come scienza e arte della cura di sé

Su questo sfondo problematico collochiamo il nostro specifico modo di intendere il counseling come scienza e arte della cura di sé. La conoscenza dei fattori generali e delle modalità tipiche di funzionamento di ogni relazione di cura è la scienza di cui il counselor ha bisogno. In ogni relazione di cura – da quella genitoriale a quella pastorale, dalla psicoanalisi alla terapia comportamentale – si attivano dei bisogni che sono basilarmente gli stessi, indipendentemente dall’approccio specifico di ogni singolo metodo. Questo avviene perché l’essere umano è intrinsecamente bisognoso di cure, non solo nell’infanzia ma in tutto l’arco dell’esistenza, e queste corrispondono essenzialmente ai bisogni evolutivi cardinali dell’essere umano. La nostra scuola si occupa dello studio di questi bisogni fondamentali e delle risposte che questi bisogni attivano virtualmente in ogni relazione di cura. L’osservazione dell’esistenza di un piccolo numero di fattori comuni a tutte le psicoterapie è iniziata negli anni Trenta del secolo scorso, ed è andata arricchendosi al punto che oggi si ritiene, sulla base di numerose ricerche, che a questi fattori si debba una quota rilevante, probabilmente la maggiore, dell’esito di ogni terapia. In altre parole, i fattori comuni, cioè non specifici di alcuna scuola,  sono almeno altrettanto importanti, se non di più, dei fattori specifici di ogni metodo psicoterapeutico.

La conoscenza dei fattori generali e delle modalità tipiche di funzionamento di ogni relazione di cura è paragonabile alla mappa di un territorio. Essa aiuta ad orientarsi e a riconoscere i percorsi abituali nell’affrontare i problemi tipici della cura – non della cura intesa come terapia di sintomi e malattie (prerogativa della psichiatria e della psicoterapia), ma di ciò di cui ogni essere umano ha bisogno per affrontare i problemi che si incontrano nel cammino della crescita personale e della realizzazione di sé. Con l’aiuto di questa mappa il counselor decide momento per momento che cosa fare o dire nella relazione di cura. Se la conoscenza del campo della cura è la scienza, l’uso creativo di questa scienza per rispondere adeguatamente agli stimoli e alle situazioni presenti, senza reagire meccanicamente secondo schemi dati, è l’arte.

A un primo livello la dialettica tra scienza e arte ha luogo tra conoscenza generale dei fattori curativi fondamentali e dei modi tipici di interagire da una parte, e applicazione creativa e contestuale di questa conoscenza dall’altra. A un secondo livello la dialettica è tra la capacità di muoversi spontaneamente nella relazione di cura, seguendo l’intuizione e l’ispirazione del momento, e il monitoraggio continuo degli effetti di ogni nostro intervento, in modo da correggere la rotta in tempo reale in funzione dei feed-back ricevuti.

Counseling e psicoanalisi

La cura è un fatto essenzialmente relazionale e all'interno di una relazione un fattore curativo non è mai una tecnica o procedura, ma sempre l'esperienza che la persona oggetto della cura ha di quella tecnica o procedura. Se l'esperienza della relazione non viene monitorata in continuazione, quello che si ottiene assomiglia di più a una manipolazione reciproca che a una cura. L'attenzione all'esperienza della relazione coincide sostanzialmente con ciò che in psicoanalisi si usa chiamare analisi del transfert (e del controtransfert). La cura psicoanaliticamente orientata non dà nulla per scontato, ma cerca sempre di indagare il significato di ogni segmento di interazione. Dal punto di vista del terreno comune a tutte le relazioni di cura gli elementi costitutivi del processo psicoanalitico sono due: l'atteggiamento analitico – cioè l'atteggiamento di sospensione di ogni presupposto e aspettativa  per lasciarsi guidare unicamente dal processo – e il monitoraggio continuo dell'esperienza della relazione (o analisi del transfert e del controtransfert). Anche se una parte consistente della psicoanalisi ha seguito rotte schematiche, allontanandosi dall'atteggiamento non dogmatico e aperto a ogni sorpresa raccomandato da Freud, un'altra parte è rimasta viva e vitale.  A questa parte attinge la prima radice culturale della nostra scuola. >>

Counseling e filosofia

La psicoanalisi può essere considerata una forma di filosofia pratica in cui due persone sono impegnate in un dialogo all'insegna del monito delfico conosci te stesso. La filosofia occidentale  è stata in origine (in epoca greco-romana) inseparabile da un'idea di cura di sé, prima di diventare "ancella della teologia" nel medioevo, e rimanere un'impresa prevalentemente speculativa in seguito; salvo ritrovare in parte l'antica ispirazione in epoca moderna, a partire da Kierkegaard, Nietzsche, Bergson. Nella filosofia orientale l'intento curativo del "male di vivere" è stato da sempre ancora più marcato e nettamente prevalente su quello speculativo.  Nel mondo contemporaneo secolarizzato, che in prevalenza non riconosce più alle istituzioni ecclesiastiche la funzione di guida delle coscienze e in cui questa funzione deve essere assunta laicamente da ciascuno, è essenziale ricollegarsi alle radici del pensiero filosofico e al modo in cui queste radici sono riscoperte nel pensiero contemporaneo. Il punto cruciale è che non può esserci cura di sé senza conoscenza di sé. Ma il filosofo è anche e prima di tutto colui che sa di non sapere. Da questo non sapere nasce la ricerca: l'ignorante crede di sapere chi è, quindi non si interroga, non cerca. Il punto fermo, la verità indubitabile che rimane salda al di là di ogni possibile dubbio è il cogito cartesiano: posso dubitare di ogni cosa, ma non della coscienza che dubita. Da questa evidenza primaria derivano tutte le evidenze secondarie (scientifiche, fenomenologiche, esistenziali) su cui si fonda la conoscenza del mondo e di noi stessi. Ma la coscienza ordinaria, condizionata da ogni sorta di fattori biologici, culturali, economici, non può essere di per sé la fonte di conoscenza, ispirazione e guida di cui l’uomo contemporaneo ha bisogno, in sostituzione delle fonti tradizionali legate a rivelazioni soprannaturali o autorità carismatiche. Per poter essere questo fondamento, la coscienza ordinaria deve sottoporsi a un lavoro di decondizionamento e rischiaramento, nella prospettiva di formazione personale permanente che è centrale nella nostra Scuola. >>

Counseling e arte

Infine, dopo la psicoanalisi e la filosofia, la nostra terza radice: l’arte. Che l’arte sia per noi una delle basi della cura di sé dipende in primo luogo dal fatto che l’idea di questa Scuola nasce dall’incontro di tre persone, una delle quali artista e studiosa dei processi creativi. L’incontro d’altra parte non è casuale, perché la cura di sé non può prescindere dalla liberazione del potenziale creativo e generativo di cui ognuno dispone in misura maggiore o minore. L'attivazione di questo potenziale può seguire diverse vie. Abbiamo considerato la via psicoanalitica e quella filosofica. In quella artistica il potenziale creativo è attivato dal fare artistico (nelle arti visive, nella musica, nella letteratura, nella danza). Nel cammino di liberazione della creatività, il soggetto si cimenta di regola con gli stessi blocchi e le stesse resistenze che incontra sul percorso psicoanalitico e su quello filosofico. L’attività creativa parte spesso da un disagio personale che preme per trovare una qualche espressione. Dando forma al proprio disagio, la persona ne prende coscienza e lo trasforma. L’attività creativa è quindi un modo di autoconoscenza e autotrasformazione che si colloca a pieno titolo tra i modi cardinali della cura di sé. A seconda del temperamento e delle scelte personali il soggetto si muoverà di preferenza sull'uno o sull'altro di questi sentieri, ma per quanto una via sia prevalente sulle altre la Scuola incoraggia l’esplorazione e la pratica anche delle altre. >>

Obiettivi

La Scuola di counseling della Dià è la naturale estensione di un percorso iniziato quattro anni fa con i seminari sullo Spirito Laico al Caffè Letterariodi Bergamo e i Laboratori di Cura di Sé tenuti dal Dott. Carere (http://cyberpsych.org/dia/laboratori.htm). L'ispirazione laica consiste nel fatto che la Scuola è aperta a tutti, indipendentemente non solo dal credo religioso o ideologico, ma anche dalle dottrine su cui si fondano molte scuole di psicoterapia, e infine anche dall’inquadramento in una professione specialistica come quella di medico o di psicologo. L’aggettivo laico viene dal greco laòs, che vuol dire popolo. Popolare, quindi, nel senso di attingere a un corpo di capacità e competenze che appartengono a ogni essere umano, e che non sono quindi prerogativa di chierici e specialisti.  Per contrasto,  la cura di sé, altrimenti detta cura dell’anima, è stata lungamente, ed è tuttora, appannaggio e prerogativa gelosamente custodita di caste di pundit, sacerdoti o scienziati. Una scuola laica di cura di sé, quindi, è una scuola aperta a tutti, in cui non si chiede a nessuno di abbandonare il proprio credo, ma in cui si sviluppa una conoscenza teorica e pratica della cura di sé, indipendente da ogni credo o dottrina.

Per cura di sé intendiamo la cura di sé come persona immersa in un tessuto di relazioni interpersonali, e quindi anche la cura di questo tessuto. Non ci si può prendere cura di sé senza prendersi cura anche degli altri sé con cui siamo in relazione. E se si è capaci di prendersi cura delle altre persone, lo si deve poter fare anche professionalmente, se si vuole. Quindi, il primo obiettivo della Scuola di cura di sé è quello di mettere le persone in condizione di prendersi cura di sé e della rete di relazioni in cui uno vive, in una prospettiva di formazione personale e interpersonale permanente. Il secondo obiettivo è quello di fornire una preparazione adeguata per fare il counselor anche a livello  professionale.